Quando la chirurgia parodontale diventa necessaria
Quando la terapia parodontale non chirurgica non basta a risolvere le tasche gengivali residue, può rendersi necessario un intervento chirurgico: ecco in quali casi e con quali tecniche.
La terapia della parodontite si sviluppa in due fasi principali: una fase attiva, non chirurgica o chirurgica, che ha l'obiettivo di arrestare la malattia e controllarne i fattori di rischio, seguita da una fase di supporto per mantenere nel tempo la salute raggiunta [1]. Nella maggior parte dei casi il percorso inizia con la terapia non chirurgica, basata sulla rimozione di placca e tartaro sopra e sotto gengivale e su istruzioni di igiene orale personalizzate [1][2]. Ci sono tuttavia situazioni in cui questo primo intervento non basta a risolvere completamente il problema, e diventa necessario valutare un approccio chirurgico [1][2].
Quando la terapia non chirurgica non basta
Dopo la fase iniziale di terapia non chirurgica, il parodontologo esegue una visita di rivalutazione, generalmente 8-12 settimane dopo, con sondaggio parodontale ed esame radiografico per verificare i risultati ottenuti [1]. Quando l'infiammazione è stata risolta ma permangono gli esiti della malattia, cioè le tasche parodontali, può rendersi necessaria la terapia chirurgica [1]. Secondo l'EFP, se dopo la rivalutazione sono ancora presenti tasche parodontali superiori a 4 mm, possono essere proposte ulteriori opzioni terapeutiche, tra cui la terapia chirurgica correttiva [2]. Nelle forme più avanzate di parodontite, le tasche più profonde possono generalmente essere ridotte con successo solo tramite trattamento chirurgico [2]. Nei casi di parodontite di stadio I e II la terapia non chirurgica permette generalmente di ottenere il controllo dell'infezione, mentre i pazienti con stadio III e IV hanno maggiori probabilità di presentare tasche residue e possono essere candidati a terapie chirurgiche sito-specifiche [3].
Gli obiettivi e il funzionamento della chirurgia parodontale
La terapia chirurgica della parodontite ha due obiettivi principali: rimuovere più efficacemente i batteri dalle radici dei denti ed eliminare la tasca attraverso il rimodellamento dei tessuti che circondano e sostengono i denti, cioè osso, gengiva e legamento, rimuovendo i tessuti malati o rigenerando quelli perduti [1]. In pratica, l'intervento serve a raggiungere aree come le tasche parodontali e le superfici radicolari a livello delle forcazioni, non accessibili con lo spazzolino e il filo interdentale, dove i batteri possono continuare a colonizzare i tessuti se non vengono rimossi chirurgicamente [2]. L'intervento si esegue in anestesia locale: la gengiva viene sollevata per pulire le superfici radicolari e, talvolta, è necessario rimodellare l'osso sottostante affinché la gengiva possa riadattarsi correttamente alla radice del dente [1][2].
Le principali opzioni chirurgiche
- chirurgia della tasca parodontale: il parodontologo solleva la gengiva, rimuove i batteri responsabili della malattia e, in alcuni casi, leviga le superfici ossee irregolari prima di riposizionare e suturare i tessuti [4]
- terapia rigenerativa: tecnica chirurgica riservata alle forme severe di parodontite, che punta a ricreare nuovo tessuto parodontale nei siti con perdita avanzata di osso e legamento tramite proteine derivate dallo smalto (amelogenine), innesti ossei o membrane; è indicata dopo che il paziente ha superato con successo la fase iniziale e ha dimostrato un buon controllo della placca [3][2]
- chirurgia mucogengivale (o chirurgia plastica parodontale): procedure dedicate alla correzione dei difetti di posizione, quantità e qualità della gengiva, ad esempio per ricoprire le radici esposte da recessione gengivale [5]
- innesto di gengiva: prevede il prelievo di una piccola porzione di tessuto dal palato per ricoprire la radice esposta, con l'obiettivo di ridurre la sensibilità dentale e migliorare l'estetica del sorriso [4][5]
Cosa aspettarsi dopo l'intervento
La chirurgia parodontale viene sempre eseguita in semplice anestesia locale e generalmente consente di trattare da 1 a 6 denti [1]. Al termine dell'intervento, i punti di sutura vengono generalmente rimossi dopo un periodo compreso tra una e due settimane [1][2]. Nei giorni successivi è normale osservare un lieve gonfiore e un moderato fastidio nella zona operata, sintomi che possono essere tenuti sotto controllo con comuni farmaci antidolorifici [1]. Sarà importante seguire alcune indicazioni per favorire la guarigione, come evitare di masticare nella zona trattata, seguire una dieta morbida e mantenere un'accurata igiene della ferita con collutori o spray specifici [1]. Un possibile effetto collaterale del trattamento parodontale è la retrazione della linea gengivale, che può comportare la comparsa di spazi tra i denti e una maggiore sensibilità delle radici dentali al freddo o agli acidi, sensibilità che generalmente si attenua nel giro di alcuni mesi [2].
Data la varietà delle tecniche disponibili e la necessità di una valutazione clinica accurata caso per caso, vale la pena parlarne con uno specialista in parodontologia per individuare l'approccio più adatto alla propria situazione.
Fonti
- SIdP – Società Italiana di Parodontologia e Implantologia, Gengive.org, "Parodontite: cura e trattamenti" — https://www.gengive.org/2017/11/22/parodontite-cura/
- EFP – European Federation of Periodontology, "Gum disease: Treatment" — https://www.efp.org/for-patients/gum-diseases/gum-disease-treatment/
- SIdP – Società Italiana di Parodontologia e Implantologia, Gengive.org, "Terapia parodontale rigenerativa: come e quando eseguirla?" — https://www.gengive.org/2021/06/28/terapia-parodontale-rigenerativa/
- AAP – American Academy of Periodontology, "Surgical Procedures" — https://www.perio.org/for-patients/periodontal-treatments-and-procedures/surgical-procedures/
- SIdP – Società Italiana di Parodontologia e Implantologia, Gengive.org, "Chirurgia mucogengivale: cos'è?" — https://www.gengive.org/2022/06/01/cosa-e-la-chirurgia-mucogengivale/